Raccontare gli inizi non è mai cosa semplice. Se dovessimo prendere a prestito gli incipit narrativi più famosi, potremmo partire da un ever green fiabesco come “C’era una volta…”. Oppure, saltare dalle fiabe ai comics, e omaggiare il beagle più amato dei Peanuts con un evocativo “Era una notte buia e tempestosa…”. In questo caso, abbiamo doverosamente affidato l’articolo di apertura alle parole del nostro presidente, Michael Tirrito. Nell’articolo che segue, parleremo di come tutto è cominciato, delle sfide e dei risultati raggiunti, dei nuovi obiettivi da perseguire. Buona lettura.

Presidente, AssoYacht nasce nel 2022 con l’obiettivo di rappresentare gli armatori e promuovere un nuovo modello di diporto. Qual è stata la scintilla personale che l’ha portata a essere tra i fondatori dell’associazione?
La scintilla? Le scintille… scintille che hanno nomi e cognomi. Che hanno date segnate in agenda. Cene che sono durate fino a notte fonda, caffè bevuti al volo la mattina presto, bottiglie stappate per brindare ad un nuovo inizio o a un successo raggiunto. Scintille che sono persone, ma soprattutto rapporti personali, ancor prima che professionali. Perché chi ha la passione per il mare, chi possiede una vela per il fine settimana, uno yacht vissuto come casa delle vacanze, o un catamarano destinato al charter, condivide più di quanto possa sembrare. Certo c’è il legame profondo con il mare, l’interesse indiscusso per la nautica, ma ci sono anche esigenze particolari. Perché al di là delle dimensioni della barca o del tipo di navigazione, ciò che accomuna queste esperienze è la responsabilità dell’armatore: verso il mezzo, verso le persone a bordo, verso il mare stesso. Eppure, per anni, questo mondo così variegato è rimasto privo di un riferimento unitario. Le normative erano spesso frammentarie, i contratti mutuati da altri settori; il linguaggio stesso, lontano dalla realtà di chi vive il diporto ogni giorno. AssoYacht nasce per rispondere a questo: non con l’intento di unificare forzatamente le differenze, ma per costruire una sintesi intelligente e operativa. Una piattaforma che riconosce la complessità e lavora per restituirle coerenza, strumenti e tutela. In questi anni abbiamo fatto molto: dai modelli contrattuali pensati su misura per lo yachting, ai CCNL dedicati al diporto privato prima e commerciale dopo. Ma ciò che ritengo più prezioso, forse persino più dei risultati raggiunti, è la rete di rapporti umani che si è creata. AssoYacht nasce da, vive di e continua a svilupparsi grazie a relazioni vere: tra armatori che si scoprono simili anche se navigano rotte diverse; tra professionisti che si mettono a disposizione l’uno dell’altro; tra persone che riconoscono nel mare, non solo un orizzonte di libertà, ma anche un’occasione concreta per costruire qualcosa insieme. Questa dimensione relazionale non è accessoria: è il cuore della nostra associazione.

In meno di due anni AssoYacht ha partecipato alla stesura di ben due CCNL, uno per il diporto privato e uno per quello commerciale. Non è solo un traguardo normativo: sembra quasi una presa di posizione culturale.
È vero: i contratti collettivi che abbiamo contribuito a costruire non rappresentano soltanto un risultato tecnico. Sono atti culturali prima ancora che giuridici. Quando un’associazione come la nostra decide di partecipare attivamente alla costruzione di regole condivise, lo fa assumendosi una responsabilità: non soltanto verso le istituzioni o verso i lavoratori, ma verso l’intero settore. Significa uscire dalla logica dell’eccezione, del caso singolo, del “si è sempre fatto così”, e affermare che anche per il diporto può – e deve – esistere una cornice riconoscibile di diritti, doveri e relazioni. Ogni unità da diporto, che sia un 24 metri per uso privato o un 50 metri a noleggio con equipaggio, è un microcosmo abitato. Le relazioni che si instaurano a bordo non sono solo funzionali: sono spesso delicate, cariche di aspettative, influenzate dalla vicinanza fisica, dal tempo condiviso, dal rapporto diretto con l’armatore. In questo contesto, avere un contratto chiaro e specifico aiuta a creare rispetto, stabilità, qualità della vita e del lavoro. Ma per noi, la partita non si gioca solo sul piano del testo normativo. Quello che ci interessa è costruire cultura di bordo: una cultura in cui l’armatore non è visto come un committente distante e l’equipaggio non è un semplice prestatore d’opera, ma ogni parte riconosce il valore dell’altra. Questo per noi è un 11 passaggio fondamentale. È il segno di una nuova maturità del settore. Non a caso, molti armatori ci hanno contattato non solo per applicare i contratti, ma per discutere di responsabilità, formazione, benessere di bordo.

Parliamo di AssoYacht Mag, una pubblicazione nata per raccontare ‘storie autentiche e passioni di armatori e professionisti’…
L’idea del MAG nasce da una domanda che ci siamo posti sin dall’inizio: chi racconta davvero il mondo del diporto? Perché troppo spesso questo settore viene narrato solo attraverso le lenti del lusso, dell’estetica o delle prestazioni tecniche. Tutti aspetti reali, certo, ma non sufficienti a restituire la complessità e la profondità del vivere il mare come armatore. Abbiamo voluto creare uno spazio diverso. Il MAG è concepito come una pubblicazione d’autore. Un oggetto da collezione, in cui convivono visioni, interviste, immagini, parole e rotte. Un luogo dove si possa parlare non solo di barche, ma di tempo, di stile, di decisioni, di percorsi umani. Racconti autentici che parlano anche di incontri tra mondi diversi: artigiani, artisti, designer, comandanti, architetti, collezionisti, viaggiatori. Perché il diporto, oggi, è anche questo: un crocevia di mestieri, sensibilità, storie in movimento. C’è poi un altro aspetto per noi fondamentale, il senso di comunità. Il MAG non è solo uno strumento di comunicazione: è una scusa elegante per incontrarsi, per conoscersi meglio. È in fondo lo stesso spirito con cui è nata l’associazione: dare forma, voce e bellezza a una realtà che esisteva già, ma che aveva bisogno di un linguaggio nuovo per raccontarsi.

Se dovesse scegliere un’opera d’arte – pittura, musica, scultura – che rappresenti il senso e lo spirito di AssoYacht, quale sarebbe?
Se dovessi scegliere un’opera che rappresenti lo spirito di AssoYacht, penserei a un’opera aperta, non compiuta, ma capace di accogliere continuamente nuove forme e significati. Forse per questo mi viene in mente un progetto più che un oggetto, la Sagrada Família di Gaudí. Non tanto per la dimensione monumentale, ma per la sua natura di cantiere vivente: un’architettura che cresce nel tempo, che si adatta, che accoglie maestranze diverse, sensibilità diverse, senza perdere coerenza. Come AssoYacht, che è nata da un’intuizione precisa ma che si è nutrita del contributo di molti: armatori, giuristi, artigiani, professionisti, amici. Un’opera collettiva, fondata su relazioni autentiche, su visioni che si contaminano. C’è anche un altro aspetto che mi affascina in quell’opera: l’equilibrio tra rigore e fantasia. Da un lato la struttura, la tecnica, il calcolo; dall’altro l’asimmetria, la luce, l’inatteso. È esattamente il tipo di equilibrio che cerchiamo ogni giorno nel nostro lavoro: dare forma a un settore che è fatto di precisione ma anche di genio creativo, di norme rigorose ma anche di stile e bellezza, di numeri ma anche di storie. A ben vedere, la nautica da diporto – soprattutto quella italiana – ha sempre avuto questa doppia anima, tecnica e poetica.