Quasi 32 miliardi di euro, l’1,5% del prodotto interno lordo. Poco meno di 5 miliardi di export, che fanno dell’Italia il quinto Paese esportatore al mondo di beni sportivi. Il 9,6% delle esportazioni mondiali nel comparto caccia e pesca, il 5% in quello degli sport acquatici. Sono i numeri dell’industria sportiva italiana, e a sostenerli sono in larga parte piccole e medie imprese e laboratori artigiani, sparsi lungo 7.500 chilometri di coste e sulle rive di oltre 1.500 laghi e 1.200 fiumi. Realtà che raramente finiscono sotto i riflettori e che adesso hanno un libro tutto per loro. Si intitola 100 Storie Italiane di Sport. Vela e Sport d’Acqua, e le cento esperienze che raccoglie, da tutte le regioni, compongono un’unica filiera, dalla progettazione di uno scafo alla tessitura di una rete.
Un libro sulla filiera italiana degli sport d’acqua
Lo hanno promosso e realizzato il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Fondazione Symbola e Confartigianato Imprese, con Deloitte come knowledge partner. Lo pubblica Silvana Editoriale, in italiano e in inglese, e ha una destinazione precisa: ambasciate, consolati e Istituti Italiani di Cultura, che lo useranno come strumento di lavoro per far conoscere all’estero le nostre produzioni. Ecco, almeno in parte, la risposta alla domanda da cui siamo partiti.
Si comincia da un ricordo che molti di noi conservano, quello del 1992, quando il Moro di Venezia fu la prima barca italiana a giocarsi la finale della Coppa America e milioni di persone restarono incollate alla televisione. Da lì il racconto si allarga al rapporto antico tra gli italiani e l’acqua, e ai mestieri che attorno a quel rapporto sono cresciuti fino a diventare un’industria. I curatori lo definiscono uno spaccato, senza pretesa di completezza, e il richiamo è alle cose belle che, secondo Carlo Maria Cipolla, l’Italia ha sempre saputo produrre all’ombra dei campanili.
Dai cantieri ai circoli, i nomi che gli armatori conoscono
Chi frequenta il mare, sfogliandolo, si troverà in buona compagnia. Cantiere del Pardo, che da Forlì firma i Grand Soleil, è stato fornitore ufficiale di Luna Rossa nella trentasettesima America’s Cup e quest’anno ha vinto la Tre Golfi con il Grand Soleil 52 Race. Nella stessa città ha sede Ferretti Group, che con Wally è tornato a farsi vedere sui campi di regata d’altura: nel 2025 il wallyrocket71 Django 7X si è preso il Mondiale Maxi a Porto Cervo. Sanlorenzo, da Ameglia, ha fatto invece una cosa che da un cantiere di superyacht non ti aspetteresti, costruendo attraverso Bluegame le chase boat a idrogeno che seguono a cinquanta nodi le barche di American Magic e Orient Express Racing.
Alcune storie, poi, ci riguardano più da vicino. Quella di Solaris Yachts, per esempio, nata ad Aquileia nel 1974, con oltre novecento barche varate e una comunità che ogni anno si dà appuntamento a Porto Rotondo per la Solaris Cup. O quella di Quick Group, a Ravenna, che i suoi prodotti li migliora ascoltando chi va per mare, comandanti e armatori: è successo con lo stabilizzatore giroscopico Quick Gyro, rivisto dopo le prime installazioni sugli sportfisherman. Nel libro trovano posto anche i luoghi dove la vela diventa cultura condivisa, dalla Barcolana, che nel 2025 ha riempito il Golfo di Trieste con quasi duemila barche da 29 Paesi, allo Yacht Club Italiano, a Genova dal 1879, il circolo velico più antico d’Italia.
Una filiera con le radici nell’entroterra
Tra i curatori del volume c’è un nome che i nostri lettori conoscono già: Domenico Sturabotti, direttore di Fondazione Symbola. Lo avevamo incontrato a Roma, in un pomeriggio di fine aprile, per il secondo numero di AssoYacht MAG. Il pretesto era un’altra ricerca della Fondazione, Geografie della filiera nautica italiana 2026, realizzata con l’Ufficio Studi di Confindustria Nautica, ma a rileggerla oggi quella conversazione sembra un’anteprima di queste cento storie. Parlando delle mappe della nautica, ci aveva spiegato: «La mappa della nautica – soprattutto della filiera – racconta infatti un sistema in cui i terminali sono sulle coste, ma le cui radici affondano nell’entroterra. Come un sistema idrico, la qualità di beni e servizi da regioni anche senza mare come la Lombardia, scende a valle confluendo sui litorali».
Il libro gli dà ragione, e lo fa partendo proprio dalla Lombardia. A Nembro, in Val Seriana, ci sono i cantieri Persico Marine, dove hanno preso forma il Moro di Venezia e Luna Rossa: due delle barche da regata più iconiche degli ultimi quarant’anni sono nate ai piedi delle Orobie. Sul lago d’Iseo, a Monte Isola, Retificio La Rete ha fatto di una tradizione secolare, quella delle reti, una manifattura che lavora per la nautica e lo sport di mezzo mondo. Da Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano, partono invece le vasche modulari in acciaio inox di Myrtha Pools, in cui sono stati stabiliti oltre 190 record del mondo.
Artigianato su scala e sostenibilità che dura nel tempo
In quella stessa conversazione Sturabotti ci aveva detto che in Italia, tra artigianato e industria, un confine non c’è, e che il nostro valore sta proprio nel dare scala al mestiere dei laboratori. Per spiegarlo aveva scelto un’immagine che ci era rimasta impressa: «Noi non faremo mai miliardi di biciclette. Possiamo però fare migliaia di biciclette di valore, design e bellezza». Tra le cento storie del libro una bicicletta c’è davvero, e va per mare. È quella di Campagnolo, oltre novant’anni di componentistica per il ciclismo da corsa e 43 vittorie al Tour de France, che ha fornito a Luna Rossa il sistema di trasmissione con cui, sull’AC75, si alimenta l’idraulica di vele e albero. Il lavoro che un tempo i velisti facevano con le braccia, sui grinder, oggi lo fanno le gambe.
L’altra idea su cui Sturabotti insisteva era la durata: «Il vero fattore di sostenibilità è far durare un bene il più a lungo possibile». Il fine vita delle barche, ci diceva, sarà il banco di prova del settore, e nel libro c’è chi ha già cominciato a lavorarci. A Monfalcone Northern Light Composites ha brevettato un composito termoplastico con caratteristiche meccaniche paragonabili a quelle della vetroresina, che a fine vita si recupera e si riutilizza per intero. Centro Nautico Adriatico ha pensato per le scuole di vela il Malupa 5.0, fatto quasi tutto di materiale riciclato e adatto anche a persone con disabilità motorie e a equipaggi misti.
Nel 2027 l’America’s Cup arriverà per la prima volta in Italia, nel Golfo di Napoli, e le basi dei team sorgeranno a Bagnoli, nell’area del Circolo ILVA, che il libro cita come esempio di quanto gli sport d’acqua siano legati alle comunità locali. Quando le telecamere inquadreranno le barche in regata, dietro molti dettagli ci sarà anche il lavoro di chi abita queste pagine. Per chi vuole conoscerlo prima, il libro è un ottimo punto di partenza.







