Vivere il mare come rifugio e come sfida. Dalle derive in Canada al Baltic 65 con cui affronta l’oceano, Dario Castiglia ci racconta una filosofia di vita che unisce avventura, solitudine scelta e passione autentica. La vela per lui non è solo sport o svago, ma una dimensione totale: è un modo per restare connesso con se stesso e scollegarsi dal mondo. Con lo sguardo rivolto ai Caraibi e il cuore sempre a Genova.

Dario Castiglia: “Se succede qualcosa, prendo la barca e vado per mare”
Genovese di nascita, canadese di adozione, Dario Castiglia è dal 1996 CEO e founder del network immobiliare in franchising RE/MAX Italia.

Imprenditore e appassionato velista, Dario Castiglia è appena sceso dalla sua imbarcazione, il Baltic 65 Re/ Max One 2, dopo aver partecipato alla 72° edizione della Loro Piana Giraglia, regata d’altura tra Saint-Tropez e la sua Genova. Lo incontriamo allo Yacht Club Italiano subito dopo la premiazione della regata.

Dario, quando è nata e come si è sviluppata la sua passione per la vela?
Ho vissuto la mia gioventù tra Genova, luogo di nascita, e Toronto, in Canada, dove ho continuato a coltivare la passione. Nella mia città ero iscritto all’Unione Sportiva Quarto e navigavo con un Flying Junior, mentre una volta in Canada ho acquistato una vecchia Star di legno che usavo nel lago Ontario insieme a piccoli cabinati del cantiere Cnc. Quando sono tornato in Italia ho navigato con barche anche più grandi, non solo derive. In seguito, sono stato impegnato nel portare avanti la mia azienda, la Re/Max, ma ho continuato a fare sempre le mie vacanze noleggiando barche nei posti più disparati, dalla Croazia ai Caraibi.

Preferisce la vela o il motore?
Il motore è comodo, ma la vela è un altro mondo. Ti fa vivere il mare in ogni sua forma: il vento, l’odore, le maree. È un’esperienza completa. Amo rimanere in rada e non toccare porto per settimane, e oggi, con i giusti impianti, non è un problema. Io lo faccio spesso con la mia compagna, noi due da soli.

In crociera usa il Baltic 65 con cui ha partecipato alla Giraglia?
No, è una barca complessa. Da qualche anno ho iniziato a navigare con barche sui 20 metri più votate alla crociera, come l’Hanse 630. A Rosignano, in Toscana, partecipavo a qualche regata di club, e mi sono appassionato all’altura. Tre anni fa ho fatto il salto: ho acquistato questo Baltic 65, una barca race, tecnica e che ha bisogno di più persone a bordo, ma regala emozioni. È anche abbastanza comoda sottocoperta, non è completamente vuota, è un buon compromesso.

Come ha scelto il Baltic 65?
È una barca del 2010 usata poco. Il secondo armatore la usava più per la crociera veloce che per le regate. A me l’ha segnalata mio cugino Andrea Casale, un regatante esperto. Ci aveva navigato in occasione della Middle Sea Race e l’aveva trovata veloce. Aveva ragione. È leggera e performante, non ha la chiglia basculante o i ballast come altre ma per me è giusta, è un buon equilibrio.

Quali sono i programmi della barca?
Ora ci prepariamo per la Maxi in Sardegna, anche se due anni fa abbiamo avuto un brutto incidente a Porto Cervo: abbiamo toccato un basso fondale causando danni seri alla barca. Ci sono voluti 19 mesi per rimetterla a posto, tra assicurazione e riparazioni. La barca non è ancora perfetta, ma ci stiamo arrivando. La Giraglia ci ha aiutato a sistemare molte cose. Poi faremo l’Arc (Atlantic rally for cruisers, n.d.r.), attraverso l’Atlantico e parteciperemo ad alcune regate nei Caraibi.

Parliamo di crociera: quando va in barca, lo fa per isolarsi, per riflettere o vivere il mare?
Tutte e tre le cose. Amo il viaggio, scoprire posti nuovi, stare in rada, buttarmi in acqua la mattina. È come campeggiare sul mare. Mi piacciono i luoghi caldi, le isole piccole, le calette. Ho navigato ai Caraibi, alle Seychelles. Con questa barca sono stato alle Eolie, in Costiera Amalfitana, in Grecia Ionica che preferisco al Peloponneso: con 40 nodi non ti diverti, a meno che non sei con un equipaggio esperto.

Dario Castiglia: “Se succede qualcosa, prendo la barca e vado per mare”

L’esperienza più bella vissuta in mare?
Ce ne sono tante. Ma è la pace, quella sensazione che potresti restare lì per sempre. Nella mia vita, e nel mio lavoro, sono sempre circondato da persone. Il mare mi isola, mi stacca da tutto. Lo rispetto e lo conosco da sempre. Faccio sub, ho fatto nuoto. Il mare è un altro mondo.

Quindi, se succedesse qualcosa nel mondo?
Prendo la barca e vado per mare.

Dario Castiglia: “Se succede qualcosa, prendo la barca e vado per mare”La barca si chiama come la sua azienda. Una scelta di marketing?
Sì, sponsorizzare la barca è un buon veicolo per l’immagine aziendale, parliamo di un target medio-alto. Aiuto l’azienda e unisco l’utile al dilettevole. Poi la usiamo per l’hospitality: abbiamo un tender su cui invitiamo i nostri affiliati a seguire le regate da vicino. L’abbiamo fatto in occasione della partenza della 151 Miglia, alla partenza. È un bel modo per avvicinare alle regate chi non conosce questo magico mondo.

C’è una barca dei sogni che le piacerebbe avere?
Dipende dallo scopo. Per regatare un TP52, e ci sto pensando, o uno Swan 45. Non sono troppo grandi, ma divertenti e performanti. Se invece mollassi le regate, sceglierei una barca tra i 50 e i 60 piedi comoda, marina e sicura.

Quando arriva in una marina cosa si aspetta di trovare?
Un buon ristorante, un ambiente amichevole, vacanziero. Ci sono marine che sono solo parcheggi. In Toscana ho trovato luoghi ‘caldi’, sto bene anche a Genova che è casa mia.

C’è ancora una navigazione o una regata che sogna di fare?
Come crociera, tornerei nei Caraibi. Mi piacciono per il mix di culture diverse e poi c’è sempre vento. Come regate mi mancano la Middle Sea e la Rorc Caribbean 600. Le farò, prima o poi.

Il luogo del cuore?
Quando torno qui a Genova.