di Gian Enzo Duci

Nel mondo dello yachting, la scelta della bandiera non è soltanto una questione estetica o simbolica. È una decisione cruciale che ha ripercussioni dirette su fisco, diritto del lavoro, sicurezza, operatività e – soprattutto – costi. Per questo non può stupirci che anche qui (soprattutto per le unità di maggiori dimensioni) ormai da anni si seguano logiche simili a quelle del settore mercantile, dove oltre il 75% delle navi batte bandiera estera.
La bandiera, infatti, indica lo Stato di registrazione dello yacht e, come tale, definisce la giurisdizione normativa applicabile a bordo: in pratica ogni aspetto della vita di bordo – dalla fiscalità alla previdenza, dai requisiti tecnici alle norme di impiego – è condizionato da questa scelta. E oggi più che mai, in un panorama affollato di registri “facili” e giurisdizioni convenienti, orientarsi è complesso.

Come procedere quindi?
Intanto, va sottolineato che non esiste un obbligo di coincidenza tra nazionalità dell’armatore e Stato di bandiera. Ciò apre la strada a strategie di registrazione più flessibili, rese ancora più accessibili dalla digitalizzazione che ha accelerato questo trend: l’iscrizione online consente, infatti, una burocrazia più snella e la possibilità di scegliere bandiere estere con regimi amministrativi e fiscali più vantaggiosi. Bisogna però prestare attenzione perché quelli che a un primo approccio potrebbero apparire come vantaggi, nella pratica delle cose, possono tramutarsi in rischi, se le implicazioni non vengono valutate con rigore tecnico-giuridico.

Per questo, nel confronto internazionale, la bandiera italiana mantiene allure e competitività peculiare, soprattutto per chi 99 intende un utilizzo promiscuo dello yacht. Il noleggio occasionale, consentito per un massimo di 42 giorni l’anno, non comporta l’iscrizione commerciale e gode di un regime fiscale favorevole (tassazione forfettaria al 20% e non imponibilità IVA). Inoltre, per le unità iscritte nel Registro Internazionale, sono previste agevolazioni sul costo equipaggio, sgravi contributivi e crediti d’imposta.

Un ulteriore punto di forza è la possibilità, prevista dalla normativa italiana, di registrare l’unità e procedere all’annotazione commerciale della barca senza che ciò comporti la necessità di adeguarsi a un sistema di norme tecniche di sicurezza articolato e stringente come quello inglese o maltese.
Tuttavia, per i grandi yacht impiegati in attività commerciale, bandiere come Malta, Cipro o Madeira si rivelano, comunque, spesso preferibili. La bandiera maltese, in particolare, con oltre 1.100 yacht sopra i 24 metri registrati, garantisce alta sicurezza, assenza di tassazione sugli equipaggi italiani e semplificazioni previdenziali. Inoltre, consente la gestione del personale da parte di crew manager certificati, liberando l’armatore dalla gestione diretta del rapporto di lavoro.
Non mancano però i caveat: anche i marittimi comunitari imbarcati su bandiera extra UE devono, secondo la giurisprudenza europea, contribuire in un Paese membro. In altre parole: lo yacht può solcare i mari battendo qualsiasi bandiera, ma la posizione giuridica dei soggetti coinvolti (equipaggio e armatore) rimane ancorata a vincoli comunitari che non sempre coincidono con la normativa dello Stato di registrazione.

Quindi tutto gira intorno alla bandiera?
Sì e no: la bandiera è solo una delle variabili di un più ampio mosaico gestionale, le cui altre tessere che completano il quadro sono la struttura proprietaria, l’uso dell’unità, la localizzazione operativa, le scelte contrattuali e ultima – ma non per importanza – la professionalità: uno yacht, pur essendo il “più bel giocattolo” per eccellenza, esige una gestione rigorosa, consapevole e strategica.

Bandiera a scelta, ma non a caso: i retroscena giuridici e fiscali dello yachting moderno
Gian Enzo Duci (classe 1973) è Managing Director di ESA Group. È anche AD di Oceanly, la JV del gruppo focalizzata sulle performance navali, nonché Consigliere di Reggenza della Banca d’Italia e docente a contratto all’Università degli Studi di Genova in Economia e Management Marittimo per il corso “Implicazioni economico finanziarie delle scelte armatoriali”, unico in Italia sulla scelta della bandiera. Nel suo ruolo in ESA, Duci ha guidato la creazione ESA International, ESA Crew e Mediterranean Ship Management a Malta.